Throw me

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“Throw me”, il messaggio insito nei sanpietrini, quando sono avulsi dalla loro funzione più consueta di pavimentazione stradale, sembra essere di per sé, in quanto oggetti pesanti, spigolosi, che stanno in una mano, quello di venire lanciati.
Proprio per questa loro essenza non si tratta mai di un lancio neutro, bensì di un gesto distruttivo, violento.
Quello che le tre parti di questa scultura invitano a fare è per l’appunto un gesto forte, brutale: è infatti un’incitazione alla separazione di solo ciò che da unito ha un senso.
E sono proprio le parole che incitano alla separazione dei tre blocchi di porfido, suddivise foneticamente nei suoni che le compongono, a renderli di fatto inseparabili.
Si è costretti dunque a scegliere tra obbedire a un impulso che risponde a uno scopo, a una funzione, seppur feroce, che comporta però una totale perdita di senso e il mantenimento del significato.

 

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