Red Zone – San Giorgio Ingannapoltron 2002

Il ciclo dell’oggetto-feticcio è stato idealmente celebrato dalla mostra Artifex che ha rappresentato una piccola antologica delle opere dagli anni che vanno dal 1996 al 2002.

Cuore del lavoro e il dipinto “Logo-Ludus”, un trittico composto da 27 quadri ricomponibili in moltissime varianti e nato per essere serigrafato come multiplo/variabile a seconda delle esigenze del committente. Soggetto del trittico è il marchio Henjam: lo struzzo, che  viene raffigurato come una parodia autoreferenziale. Un corto circuito che trasforma il manufatto esclusivo in gadget, oggetto di promozione dell’opera vera e propria, cioè la riproduzione seriale del medesimo soggetto con le sue centinaia di varianti. In sintesi un Hic Et Nunc riproducibile su misura.

L’ assunzione di un logo fa il verso alle dinamiche della  grande distribuzione, ma contrappone alla ortodossa identità del prodotto commerciale, caratterizzato dalla rigorosa immutabilità del marchio, l’enorme versatilità del logo Henjam.

Il percorso creativo di questo periodo porta ad una mutazione essenziale nel porsi rispetto al lavoro: l’elaborato che poteva essere inteso come rappresentazione e portatore quindi di contenuti pregni di significato, ora nasce come oggetto autocelebrativo.
La didascalia ne è assorbita,  la narrazione è materia, superficie, rilievo, forma, la parola diventa scultura.  L’opera non è destinata, nella migliore delle ipotesi, a divenire feticcio, ma ha la superbia di nascere tale.

“Il feticcio non è il simbolo né il segno né la cifra di qualcos’altro, ma vale unicamente per se stesso, nella sua splendida indipendenza ed autonomia.” (M. Perniola)

Nello stesso allestimento  vengono esposte le formelle “Gotic aestetic experience” dove la sacralità del soggetto entra in commistione con neologismi di chiara ispirazione gastronomica. I calchi delle decorazioni gotiche del duomo di Milano diventano allora “matton glac锓cotica gotica”, “zuppetta di mare”, “zampone, lenticchie, torrone”.

Ciò che viene messa in forse in queste formelle suadenti è la pertinenza delle arti visive. Gusto, tatto, libido (it’s your first time? Have you any experience?) peso specifico (have you ever lifted a piece of cathedral?) si contendono alla pari della percezione visiva il valore artistico dell’opera.

Nello stesso spazio vengono esposte anche le “tavole ricostruite”, opere di formazione precedenti a “Logo Ludus” ma dalla forte personalità. Perizia da restauratore, profondo senso della materia (è usata creta cera d‘api, paraffina colorata, terracotta, gesso, vetro legno) e il sapiente uso della scrittura, fanno di queste tavolette delle preziose sculture fuori dal tempo.

 

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